lunedì 15 aprile 2013

10 aprile - Luca e Nicola: Mezzalama Training Camp - primo giorno



C'era un'idea, nata chiacchierando con Marco e Nicola durante una delle prime salite in Marmolada dopo la decisione di partecipare al Mezzalama, che mi era rimasta in testa: dormire a Punta Rocca.
Dapprima si era pensato di chiedere un piacere agli addetti alla funivia e di farci portare il materiale (tenda, sacco a pelo, cibo) in cima alla Marmolada tramite gli impianti di risalita. Il tempo inclemente però aveva impedito che si riuscisse ad organizzare questo pernotto in altura prima della chiusura degli impianti.
Durante una delle risalite del week end precedente, il tarlo del pernotto a Punta Rocca era tornato a sollecitarmi e in un attimo, complice anche qui lo stimolo dato da Marco, l'idea era divenuta un progetto, da realizzare il prima possibile: trasportare la tenda e tutto il materiale con un bob trainato con la corda! Straordinario!
Al ritorno dalla due giorni in camper, pochi messaggi su Whats App e tutto era organizzato: Marco purtroppo non poteva venire, ma Nicola, sempre pronto ad accogliere le idee più strampalate, era entusiasta e avrebbe pensato a tenda, materassini e cena; io a bob, corda e colazione.
Mercoledì alle 16 eravamo al passo Fedaia, pronti per la risalita con il bob al traino.
Dopo i facili primi metri, quando la pista cominciava ad inerpicarsi, il bob iniziava farsi sentire: appena la pendenza aumentava, eravamo costretti a fare traversi, coordinando le inversioni affinchè il bob venisse trattenuto a turno da chi non era impegnato nella manovra. La corda tesa dal peso del bob e dal suo carico, tirava tantissimo sugli esili imbraghi da sci alpinismo e per l'inguine era una continua sofferenza: fare i muri della pista era faticoso, anche se il ritmo lento cui eravamo costretti dal peso del bob, ci permetteva di non essere in affanno. Uno scialpinista davanti a noi, che in condizioni normali avremmo raggiunto in pochi minuti, anche se lento, ci risultava imprendibile: il bob faceva la differenza. Dopo più di due ore la meta era comunque raggiunta: fortunatamente il tempo era bello, freddo ma senza vento e in pochi istanti l'accampamento era stato fatto: la Sierra Leone 2 di Nicola era montata con i materassini ed i sacchi a pelo dentro; il bob era ancorato al gancio utilizzato dai gattisti per fissare il verricello; l'acqua mista a neve era sul fornello a scaldarsi!
Con il passare dei minuti la temperatura aveva iniziato ad abbassarsi e avevamo deciso di portare il fornelletto nell'abside della tenda e di entrare per proteggerci dal freddo e quando l'oscurità aveva oramai spento i colori delle montagne, il risotto tailandese portato da Nic era pronto: sicuramente non il miglior risotto che avessimo mangiato, ma pur sempre qualcosa di caldo! Due battute, qualche foto subito messa on line su Facebook per condividere con gli amici questa esperienza, quattro parole con uno scialpinista solitario venuto su per la risalita serale (chissà cosa avrà pensato quando si è trovato davanti la tenda!) ed eravamo pronti per andare a "letto" dentro i nostri sacchi a pelo, in compagnia delle scarpette degli scarponi - in modo che il giorno dopo fossero calde e asciutte - lassù in una tenda, nell'immensità della Marmolada.



Nessun commento:

Posta un commento