
Ci sono situazioni in cui è superfluo mettere la sveglia per alzarsi all’ora giusta: una di queste è quando pianti una tenda oltre i 3200 mt, quasi sulla vetta di una montagna, in inverno.
Infatti il vento, che alla sera ci aveva risparmiato, alle quattro e trenta della mattina aveva iniziato ad alzarsi e prima a sbattere, poi a schiacciare la tenda sulle nostre teste.
E’ bastato un “Nic, che dici..?” per avere una risposta lucida e confortante: “…se non aumenta di intensità dovrebbe reggere!”.

Da quel momento è stato solo un attendere le prime luci dell’alba, immaginando come fare nell’ipotesi in cui il vento strappasse i picchetti piantati nella neve, in un dormiveglia scandito da ora deboli, ora intense folate.

Quando la luce ha iniziato debole a filtrare all’interno della Sierra Leone di Nicola, sono uscito e lo spettacolo di un alba dalla cima della Marmolada, ha fatto dimenticare la notte quasi insonne: come nella migliore tradizione, le cime delle vette sbucavano da un mare di nuvole e una luce straordinaria metteva in risalto la bellezza delle montagne. Ho chiamato Nicola perché si godesse anche lui l’alba, scattando alcune foto straordinarie con la facilità di chi si trova ad immortalare uno spettacolo perfetto.
Ma non c’era tempo da perdere: il vento non sembrava voler diminuire e l’idea di prepararsi la colazione in vetta doveva essere abbandonata. In pochi minuti quindi la tenda era smontata , con un affiatamento naturale e, senza bisogno di dirsi nulla, tutto era pronto per la discesa, con i pacchi ben fissati sul nostro bob.

Nic, quasi maestro di sci, sapeva già da ieri che avrebbe dovuto condurre il bob in discesa e, senza esitazione, con una sciata sempre invidiabile e perfetta nonostante il carico legato all’imbrago, il bob venne portato sicuro al passo Fedaia, su di una pista perfetta con una neve fantastica! Smontato il tutto e caricata l’attrezzatura in auto, non rimaneva che fare la colazione: fuori dal bar al passo, chiuso per fine stagione, c’erano alcune panchine e alcuni tavolini, sui quali abbiamo acceso il fornello e mangiato scaldandoci al sole dell’alba.
Il programma prevedeva un’altra salita fino alla cima e, dopo una breve briefing, eravamo già con le punte degli sci che puntavano verso monte.

Eccoci quindi raggiungere, dopo poco meno di un’ora e mezza, ancora il luogo del nostro accampamento , con la neve già lavorata dai gatti, che mentre facevamo colazione, erano partiti per la Marmolada. Veloce cambio pelli e giù subito, di nuovo su neve fantastica, fino al passo. Due giorni straordinari ricchi di sensazioni e immagini che saranno ai primi posti tra i ricordi di questa serie di allenamenti in preparazione del mitico trofeo Mezzalama.
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