domenica 5 maggio 2013

10 maggio 2013 - Ce l’abbiamo fatta!


Il Mezzalama è una gara alla quale si partecipa legati in cordata -  tre sci alpinisti - ma le emozioni provate appartengono ad ogni membro della squadra: ognuno vive il suo Mezzalama, confrontandosi con i propri limiti, le proprie debolezze, i propri desideri. Abbiamo affrontato, io , Marco e Nicola, lo stesso percorso, quasi sempre legati, ma l’impegno e la fatica della gara hanno lasciato in ognuno di noi un segno diverso, in molti tratti comune, ma le cui differenti e importanti sfumature non conosco e quindi non posso, per Marco e Nicola, riportare.

Il mio Mezzalama è stato emozionante, forse l’esperienza più emozionante che abbia provato. Il mese di preparazione vissuto intensamente con in mente l’obiettivo della gara, la consapevolezza di partecipare ad una competizione importante, storica, di altissimo livello e per la quale, oggettivamente, non ero allenato – per non aver mai percorso una distanza simile né aver mai fatto un dislivello simile con gli sci, per non essere mai stato a quote simili, per non aver mai sciato legato ad altri in gara, per le mie scarse capacità discesistiche – l’ambiente nuovo e il contesto agonistico della competizione: tutto questo ha alimentato in me una tensione positiva che ho potuto scaricare solo in un preciso momento: alle cinque della mattina di sabato 4 maggio, a Cervinia, quando sotto un cielo stellato è stato fatto esplodere il “botto” che ha “liberato” i quasi novecento scialpinisti e ha dato il via alla XIX edizione del mitico Trofeo Ottorino Mezzalama.

La nostra strategia per affrontare la gara era semplice e condivisa: affrontare al massimo delle nostre possibilità i 1800 metri di dislivello della prima salita per passare il primo cancello orario posto sul colle del Breithorn; bisognava poi ancora “spingere” per raggiungere in tempo il secondo cancelletto, posto al rifugio Quintino Sella; a questo punto la nostra gara era terminata e avremmo raggiunto Gressoney  senza sforzare, perché il nostro obiettivo dichiarato durante tutta la preparazione era semplicemente quello di tagliare il traguardo, senza interesse per la posizione in classifica.

Al “botto” del via, come un organismo vivente, la massa di circa novecento atleti parte nella notte verso il Colle del Breithorn. Il divieto di legarsi imposto dall’organizzazione crea le prime difficoltà: un attimo, una distrazione e il compagno o i compagni sono persi.
E’  sufficiente la breve fermata - per sistemare la pelle di foca - della persona che ho davanti dopo il muro di neve ghiacciata – muro che si trova a ridosso della partenza e che ha messo in difficoltà numerosi scialpinisti, che hanno perso il passo e sono scivolati andando a creare il primo ingorgo – e perdo di vista Marco e Nicola.
Cerco, credo di vedere, chiamo: nulla da fare. Nell’oscurità mi è impossibile individuare i mie compagni e, anche quando la luce dell’alba, dopo aver tinto di rosa la sagoma del Cervino, inizia ad illuminare la pista e gli atleti, distinguere le persone è impossibile.
Proseguo quindi  nella mia gara, guardandomi attorno nella speranza di individuare i volti dei mei compagni. Circa a metà della prima salita, finalmente ecco che tra le sagome tutte uguali, riconosco Marco e Nicola: la squadra si è ritrovata!
Marco è legato a Nicola che detta il ritmo. Mi offro di sostituirlo e, veloci, affrontiamo il muro della Ventina – in realtà molto meno ripido, ma più lungo, della rampa presente dopo la linea di partenza – e arriviamo al Colle del Breithorn  tra gli spettatori che ci incitano e ci fanno forza: 2 ore, 17 minuti e 49 secondi. La gara nella gara, il primo traguardo – passare il cancelletto – è vinta!

E’ ora il momento di legarsi in cordata: io, che porto la corda, sono già legato ad un capo con un otto e quindi mi tolgo lo zaino e libero la corda per Marco e Nic. A metà corda avevamo fatto un’asola lunga alla quale si lega Marco, mentre Nicola prende l’altro capo e anch’egli lega la corda all’imbrago con un nodo delle guide. C’è il sole ma la temperatura è evidentemente diversi gradi sotto zero: pur non percependo freddo, sia io sia Marco tremiamo e battiamo i denti.

Il pomeriggio del nostro arrivo a Cervinia, dove veniva fatta la distribuzione dei pettorali, erano a disposizione delle guide che fornivano le indicazioni utili sul come legarsi. In base a quanto indicatoci, ognuno di noi aveva fissato all’anello dell’imbrago un moschettone a ghiera e la longe. Sempre allo stesso anello ci saremmo legati con la corda e il moschettone sarebbe stato usato per accorciare la cordata, facendoci due o tre giri di corda tra il collo e il braccio, creando poi un’asola da inserire nel moschettone, in modo che l’eventuale strappo venisse scaricato sull’imbrago e non sul busto.

Creata la cordata partiamo e sorpassiamo il cancelletto, dove una guida verifica la correttezza dei nodi, e iniziamo la dolce discesa prima con le pelli e poi, dopo un cambio di assetto, senza, per arrivare al secondo cambio di assetto dove bisogna togliersi gli sci e calzare i ramponi per affrontare la salita verso la cresta del Castore.
Mi sento bene: la sensazione di freddo è terminata; le mani stanno bene  - probabilmente anche grazie al fatto che mi sono cambiato i guanti al primo cancello, come mi era stato suggerito dall’amico Oscar – e la ripida salita non mi preoccupa per nulla. Dal basso sembra che la cresta del Castore sia battuta da un vento molto forte e quindi per non sbagliare, mi metto i copri pantaloni in piumino sintetico che l’organizzazione aveva inserito nella lista dei materiali obbligatori.

Il Mezzalama è una gara in cordata ma proprio per questa caratteristica, diviene difficile avere un contatto con il proprio compagno di squadra: anche dove le tracce corrono parallele, è impossibile vedere il volto degli altri due.  Parlarsi diviene difficile, perché per non essere intralciati dalla corda, si rimane sempre ad una certa distanza alla quale non si riesce a dialogare.
Solo nei momenti del cambio di assetto è possibile guardarsi negli occhi e chiedere ai compagni come si sentono. Durante la progressione l’unico dialogo tra i membri della squadra avviene attraverso la corda: dalla sua tensione si capisce se il ritmo è sostenibile, se si sta andando troppo piano o troppo forte: la corda trasmette quelle sensazioni che gli occhi non riescono a vedere e la voce non può esprimere.


Immagini, rumori, sensazioni. Immagini di bianco, neve, seracchi, ghiaccio, cordate, corde, persone, zaini, sole, crinali, ramponi. Rumori di sci che scivolano sulla neve, di  voci che chiedono e voci che rispondono, di voci straniere e di voci di amici, di voci stanche e di voci che danno supporto. Sensazioni di freddo, di stare bene, di non farcela più, di avere male ai muscoli e alla testa,  di essere forti e di essere deboli, di essere in grado e di non esserlo più.

Metro dopo metro, integratore dopo integratore, cambio di assetto dopo cambio di assetto, raggiungiamo il secondo cancello: 5 ore 9 minuti e 33secondi. Ce l’abbiamo fatta!
Ce la prendiamo comoda: mangiamo la frutta secca offerta dalle gentilissime persone dell’organizzazione, beviamo, scherziamo. La nostra gara finisce qui, questi erano gli accordi.
In realtà il traguardo è ancora lontano: un lento traverso verso il naso del Lyskamm, la lenta salita alla cima, in mezzo a cordate ancora più lente, la discesa con i ramponi e poi la lunga discesa con gli sci fino al rifugio Mantova dove, finalmente ci si può slegare.

La discesa, per me che sono limitato quando le punte degli sci guardano verso valle, è un calvario.
Le gambe vuote non mi permettono neppure di provare a sciare; devo fermarmi a riprendere il fiato e più si scende di quota più la neve peggiora e più faccio fatica. Nicola e Marco sono costretti ad aspettarmi – non hanno alternative. Ad un certo punto Nicola rallenta, si ferma, guarda lo sci: rotto!
Sono stanco e dico solo due parole: dentro di me so che Nicola non mollerà e che è capace di arrivare al traguardo anche con uno sci solo. Raggiungo Marco e gli dico che io vado avanti perché so che mi riprenderanno, e continuo il lento calvario, venendo superato  ogni tanto da altre cordate, sfinite anch’esse, mentre si avvicina la valle di Gressoney.
Dopo un po’ chiedo ad uno sciatore che arriva dalla cima, se ha visto un ragazzo con uno sci rotto: mi dice di sì, che è a cinquecento metri. Perfetto, penso, stanno arrivando. E così è: dopo poco Marco e Nicola arrivano e ci riuniamo per andare verso il traguardo. Nicola, con uno sci rotto, scende meglio di me! Grandissimo! Un fotografo, quando vede la scena, mentre scia prende la macchina fotografica e immortala Nicola e Marco negli ultimi metri prima che termini la neve. La pista finisce in mezzo alle case: ci togliamo gli sci perché manca ancora un centinaio di metri da fare a piedi, di corsa.
Eccolo, il  traguardo!  Una foto, un abbraccio: dopo nove ore, ventinove minuti, trentasei secondi ed infinite emozioni, in mezzo ad un pubblico che ha voglia di applaudire anche gli ultimi, con un sorriso, si conclude il nostro Mezzalama.


giovedì 2 maggio 2013

2 maggio - I preparativi per la partenza


Mancano due giorni alla gara, abbiamo sospeso gli allenamenti e ora è necessario pensare ad organizzare i materiali per partire con la certezza che tutto sia nello zaino: io l'ho già predisposto con tutto quanto mi servirà durante il Mezzalama. Guanti, occhiali, copripantaloni, corda: nello zaino c'è più di quanto ho con me durante una normale escursione ma io e i miei compagni dobbiamo essere pronti a tutto e il regolamento della gara non lascia molta libertà di scelta ai partecipanti! Nel pomeriggio ognuno di noi preparerà una borsa con l'abbigliamento da utilizzare durante la gara (scarponi, pelli, calzini, tuta, casco...) e uno zaino da consegnare all'organizzazione il giorno della competizione: gli zaini verranno portati poi da Cervinia a Gressoney in modo che, all'arrivo, troveremo l'abbigliamento per cambiarci e per fare una doccia. Le previsioni per sabato non sono chiare, probabilmente per le condizioni di variabilità che stanno caratterizzando il nord Italia in questa prima settimana di maggio: in ogni caso sembra che il tempo ci concederà momenti soleggiati e che quindi la gara possa essere affrontata con condizioni favorevoli.
Domattina, alle 7.30, si parte!

lunedì 29 aprile 2013

29 aprile - Riprende il conto alla rovescia: il Mezzalama si farà il 4 maggio!

Con la comunicazione da parte dell'organizzazione che la gara era stata rimandata e nell'attesa di conoscere la nuova data per la competizione, avevamo ripreso con gli allenamenti, puntando sulla qualità e  sulla quota, senza sacrificare l'aspetto escursionistico e compatibilmente con gli impegni lavorativi (Nicola, impegnato nell'ultimo modulo del corso maestri di sci, non avrebbe potuto fare molto).
Il 25 aprile, giorno di festa e di bel tempo, con l'amico Serafino ho raggiunro Punta Penia, con partenza dal passo e facendo traccia su neve ancora non battuta  dall'inizio del catino che porta al crinale e poi alla cima. Giornata fantastica, nonostante la alzataccia alle 4.45 della mattina. Dopo un venerdì e ed un sabato di pioggia continua,  le previsioni indicavano per domenica una finestra di tempo variabile con qualche tratto di sereno.
Eccoci quindi, io e Marco, di nuovo in Marmolada. Questa volta l'allenamento previsto era una salita secca a Punta Rocca, per non affaticarsi fisicamente e psicologicamente.
Marco purtroppo non era in giornata, anche a causa di un torcicollo che l'aveva infastidito per tutta la settimana: la sua salita quindi è stata parziale e io nella nebbia - alzatasi dopo circa venti minuti dalla partenza - ho raggiunto la cima da solo e sono sceso alla cieca, in compagnia di tre simpatici sci alpinisti che, legati, stavano facendo le ultime prove per la discesa al Mezzalama.
Oggi, lunedì, come da programma, la comunicazione di Favre: la gara si farà sabato 4 maggio!
Breve scambio di messaggi su Whatsapp per pianificare le ultime uscite: Marco e Nicola mercoledì tenteranno un Nevegal estremo - visto la pochissima neve presente!; io mi porterò invece domani in San Pellegrino per una salita breve verso il Col Margherita. Per me sarà l'ultimo allenamento prima della gara e dedicherò i prossimi giorni per controllare nei dettagli l'attrezzatura e per preparare lo zaino con tutto il materiale necessario. La partenza per Cervinia è stata stabilita per la giornata di venerdì mattina, in auto: adesso inizia il vero conto alla rovescia.

mercoledì 24 aprile 2013

24 aprile - Mezzalama rimandato

Questo il comunicato dell'organizzazione:

Il Trofeo Mezzalama non si correrà il prossimo weekend.
Ancora una volta è il Monte Rosa a comandare, dopo lo slittamento di 15 giorni del 2009 e dopo il posticipo di un giorno nel 2011, anche quest’anno sono le condizioni meteo a influenzare le decisioni della Fondazione Trofeo Mezzalama.
«E’ da qualche giorno che siamo incollati ai monitor - ha detto Adriano Favre - per vedere l’andamento delle previsioni meteo in vista del prossimo weekend. Abbiamo sperato fino all’ultimo che il Monte Rosa ci concedesse una finestra di tempo buono, ma questa mattina dopo aver visto le ultime previsioni abbiamo deciso di non far correre il Trofeo Mezzalama il prossimo weekend. Ci siamo confrontati sia con Luca Mercalli per gli aspetti tecnici sia con la Regione Valle d’Aosta, infine insieme a Giorgio Pession, abbiamo ritenuto che spostare la partenza della gara fosse la scelta più giusta».
«Ci prendiamo qualche giorno - ha concluso il direttore tecnico del Trofeo - per scegliere la data più opportuna».



martedì 23 aprile 2013

23 aprile - Meno Tre

L'orologio su sito del Trofeo Mezzalama continua a ricordare agli iscritti quanto manca alla partenza: tre giorni, sei ore, cinquantacinque minuti, quarantuno secondi.
Anche se il countdown contiuna inesorabile, dai canali ufficiali iniziano ad arrivare notizie sulla possibilità che la gara venga rinviata: le previsioni per il week end infatti rimangono pessime.

«Per quanto riguarda la situazione meteo - ha concluso Favre - sappiamo che le previsioni non promettono nulla di buono, ma vogliamo essere sicuri dell’intensità della perturbazione che interesserà il Monte Rosa il prossimo weekend. Mercoledì in base allo studio delle previsioni meteo, prenderemo la decisione se far disputare regolarmente il Mezzalama sabato 27 aprile o spostarlo di qualche giorno».

Con questa notizia si conclude il comunicato odierno, in cui viene anche specificato che per la gara non saranno necessari i ramponi di acciaio ma saranno sufficienti quelli di alluminio.
Non ci rimane quindi che attendere domani, mercoledì, per sapere il giorno in cui affronteremo la competizione. Nel frattempo continuano i nostri preparativi: oggi io e Marco abbiamo comperato da Tutto Sport i copri pantaloni in piumino, resi obbligatori da quest'anno dal regolamento e nel pomeriggio al passo San Pellegrino, ho fatto una breve uscita per provare gli scarponi nuovi, che mi sono stati consegnati dalla SCARPA dopo un'altra crepa sullo scafo di quelli che già mi erano stati dati in sosituzione dei miei  rotti. Devo sottolineare la professionalità, cortesia e gentilezza del personale SCARPA, che contattati da me via mail giovedì pomeriggio, mi hanno telefonato subito venerdì mattina: in pochi minuti ci siamo organizzati per la sostituzione degli scarponi per lunedì. Straordinari.
L'uscita in San Pellegrino, nella nebbia e sotto una pioggerellina continua e con una neve bagnatissima, non è degna di nota se non per ricordare la quantità di neve ancora presente in montagna: se le temperature non saliranno in modo eccessivo, sarà possibile sciare molto a lungo. Una fortuna se, come sembra, il nostro Mezzalama verrà rimandato a maggio e sarà quindi necessario proseguire con le uscite di allenamento!

lunedì 22 aprile 2013

22 Aprile - Countdown




L'orologio del conto alla rovescia presente sul sito del Mezzalama www.trofeomezzalama.org avanza senza sosta: 4 giorni, 16 ore, 46 minuti, 16 secondi. Ormai il giorno della gara si sta avvicinando, ma dubbi sulla possibilità che la competizione si possa svolgere regolarmente, iniziano ad essere sempre più consistenti.
Le previsioni meteo per Cervinia, infatti, lasciano pochi spazi all'ottimismo; sabato, in quello che dovrebbe essere il giorno dello start, il tempo sembrerebbe essere pessimo; domenica, giorno alternativo previsto dall'organizzazione in caso di maltempo nella giornata di sabato, la situazione non parrebbe migliorare di molto. Potrebbe anche accadere che la gara venga rinviata di una settimana, come è già accaduto in passato. E' sicuramente ancora presto per avere la certezza dei dati meteo, ma lo scenario che va a delinearsi sta stravolgendo i nostri piani. Oramai è già deciso che la partenza che avevamo ipotizzato per giovedì 25 sarà rimandata ai giorni successivi, venerdì o addirittura sabato in caso di spostamento della gara a domenica: come sempre siamo in attesa di indicazioni da parte dell'organizzazione.
Gli allenamenti naturalmente non sono stati sospesi: ieri pomeriggio, in una finestra di bel tempo, abbiamo di nuovo raggiunto la cima della Marmolada. Nic ha provato gli sci e gli scarponi da gara imprestatigli da un amico e durante la discesa abbiamo provato a scendere legati.
Le condizioni del tempo non hanno aiutato la prova  in cordata: mentre il sole e il caldo ci hanno accompagnato per tutta la salita, al momento di scendere una fitta e gelida  nebbia ha reso il rientro veramente difficile e, solo grazie al gps di Marco e la nostra ormai ottima conoscenza della pista, non ci siamo persi sui pendii della Regina delle Dolomiti.
Il caldo dei giorni scorsi, tra l'altro, ha ormai reso impraticabile il campo di allenamento più comodo, il Nevegal: ora anche la pioggia sta sciogliendo l'ultima neve rimasta e la prospettiva che la gara possa essere rinviata di una settimana non ci fa molto piacere. Marco e Nicola mercoledì sono riusciti ancora a fare una risalita sulle piste del Colle -  io ho invece fatto una gita sulle Crode di Forca Rossa, sfruttando l'occasione anche per provare i ramponi di acciaio con gli Alien, con i quali avevo utilizzato sempre quelli leggeri in alluminio che, probabilmente, non potranno essere usati in gara a causa delle condizioni del ghiacciaio - ma è quasi probabile che questo sia stato l'ultimo allenamento in Nevegal della stagione.
Nel frattempo a Marco hanno cambiato lo sci rotto durante la Pizolada e stiamo organizzandoci per l'acquisto degli ultimi materiali necessari - i copri pantaloni resi obbligatori dal regolamento - e degli integratori che serviranno per affrontare le probabili 7/8 ore di competizione. Marco, navigando in internet, ha trovato sul sito della Enervit alcune indicazioni studiate ad hoc per l'Adamello Ski Raid e credo che ci atterremo a queste, in mancanza di una diretta esperienza in gare di scialpinismo così lunghe.




martedì 16 aprile 2013

14 aprile - La Pizolada


Gara di scialpinismo storica, la Pizolada si svolge sulle vette che guardano il passo San Pellegrino.
L'idea di partecipare ad una gara prima del Mezzalama, per fare un test delle nostre condizioni, era condivisa da tutto il gruppo. Non potevamo immaginare che avremmo fatto anche un test - severo -dei nostri materiali!
La gara ha un percorso lineare, non tormentato, senza un evidente connotazione alpinistica, tranne il facile canalone che è necessario percorrere per raggingere la cima del Col Margherita dalla parete nord, prima di buttarsi verso l'arrivo, posto di fronte alla partenza della funivia.
Quando lo starter ha detto "via!", ognuno di noi si è concentrato nella propria gara e il bilancio l'abbiamo fatto solo una volta tagliato il traguardo.
La classifica ha un valore relativo perchè la classifica è, sempre,  muta: non dice cosa c'è dietro al tempo fatto segnare dal cronometro e consegnato alla storia. Quello che la classifica non dice è lo zoccolo sulle pelli di Nicola, il mio volo con abrasione all'avambraccio e, sopratutto, lo sci rotto di Marco!
Mentre infatti io e Nic ci stavamo dissetando al ristoro dell'arrivo, chiedendoci dove fosse finito Marco, eccolo arrivare con tre sci, di cui uno sullo zaino! Lo Ski Trab Maestro aveva infatti ceduto, al cambio di assetto prima dell'ultima discesa: solo la disponibilità di un carabiniere addetto al percorso, che ha prestato il suo sci a Marco, gli ha permesso di arrivare a valle e di concludere la gara. E questo la classifica non può dirlo!
Certi in ogni caso della sostituzione dello sci difettato, non ci è rimasto altro che goderci la stupenda giornata di sole, l'ottimo cibo offerto dall'organizzazione ai concorrenti attendendo l'estrazione dei premi che, per chi come noi, il podio non lo vedrà mai, è l'unico modo per portare a casa qualche cosa!

11 aprile - Luca e Nicola: Mezzalama Training Camp - secondo giorno





Ci sono situazioni in cui è superfluo mettere la sveglia per alzarsi all’ora giusta: una di queste è quando pianti una tenda oltre i 3200 mt, quasi sulla vetta di una montagna, in inverno.
Infatti il vento, che alla sera ci aveva risparmiato, alle quattro e trenta della mattina aveva iniziato ad alzarsi e prima a sbattere, poi a schiacciare la tenda sulle nostre teste.
E’ bastato un “Nic, che dici..?” per avere una risposta lucida e confortante: “…se non aumenta di intensità dovrebbe reggere!”.  Da quel momento è stato solo un attendere le prime luci dell’alba, immaginando come fare nell’ipotesi in cui il vento strappasse i picchetti piantati nella neve, in un dormiveglia scandito da ora deboli, ora intense folate. Quando la luce ha iniziato debole a filtrare all’interno della Sierra Leone di Nicola, sono uscito e lo spettacolo di un alba dalla cima della Marmolada, ha fatto dimenticare la notte quasi insonne: come nella migliore tradizione, le cime delle vette sbucavano da un mare di nuvole e una luce straordinaria metteva in risalto la bellezza delle montagne. Ho chiamato Nicola perché si godesse anche lui l’alba, scattando alcune foto straordinarie con la facilità di chi si trova ad immortalare uno spettacolo perfetto.
Ma non c’era tempo da perdere: il vento non sembrava voler diminuire e l’idea di prepararsi la colazione in vetta doveva essere abbandonata. In pochi minuti quindi la tenda era smontata , con un affiatamento naturale e, senza bisogno di dirsi nulla, tutto era pronto per la discesa, con i pacchi ben fissati sul nostro bob. Nic, quasi maestro di sci, sapeva già da ieri che avrebbe dovuto condurre il bob in discesa e, senza esitazione, con una sciata sempre invidiabile e perfetta nonostante il carico legato all’imbrago, il bob venne portato sicuro al passo Fedaia, su di una pista perfetta con una neve fantastica! Smontato il tutto e caricata l’attrezzatura in auto, non rimaneva che fare la colazione: fuori  dal bar al passo, chiuso per fine stagione, c’erano alcune panchine e alcuni tavolini, sui quali abbiamo acceso il fornello e mangiato scaldandoci al sole dell’alba.
Il programma prevedeva un’altra salita fino alla cima e, dopo una breve briefing, eravamo già con le punte degli sci che puntavano verso monte. Eccoci quindi raggiungere, dopo poco meno di un’ora e mezza, ancora il luogo del nostro accampamento , con la neve già lavorata dai gatti, che mentre facevamo colazione, erano partiti per la Marmolada. Veloce cambio pelli e giù subito, di nuovo su neve fantastica, fino al passo. Due giorni straordinari ricchi di sensazioni e immagini che saranno ai primi posti tra i ricordi di questa serie di allenamenti in preparazione del mitico trofeo Mezzalama.

lunedì 15 aprile 2013

10 aprile - Luca e Nicola: Mezzalama Training Camp - primo giorno



C'era un'idea, nata chiacchierando con Marco e Nicola durante una delle prime salite in Marmolada dopo la decisione di partecipare al Mezzalama, che mi era rimasta in testa: dormire a Punta Rocca.
Dapprima si era pensato di chiedere un piacere agli addetti alla funivia e di farci portare il materiale (tenda, sacco a pelo, cibo) in cima alla Marmolada tramite gli impianti di risalita. Il tempo inclemente però aveva impedito che si riuscisse ad organizzare questo pernotto in altura prima della chiusura degli impianti.
Durante una delle risalite del week end precedente, il tarlo del pernotto a Punta Rocca era tornato a sollecitarmi e in un attimo, complice anche qui lo stimolo dato da Marco, l'idea era divenuta un progetto, da realizzare il prima possibile: trasportare la tenda e tutto il materiale con un bob trainato con la corda! Straordinario!
Al ritorno dalla due giorni in camper, pochi messaggi su Whats App e tutto era organizzato: Marco purtroppo non poteva venire, ma Nicola, sempre pronto ad accogliere le idee più strampalate, era entusiasta e avrebbe pensato a tenda, materassini e cena; io a bob, corda e colazione.
Mercoledì alle 16 eravamo al passo Fedaia, pronti per la risalita con il bob al traino.
Dopo i facili primi metri, quando la pista cominciava ad inerpicarsi, il bob iniziava farsi sentire: appena la pendenza aumentava, eravamo costretti a fare traversi, coordinando le inversioni affinchè il bob venisse trattenuto a turno da chi non era impegnato nella manovra. La corda tesa dal peso del bob e dal suo carico, tirava tantissimo sugli esili imbraghi da sci alpinismo e per l'inguine era una continua sofferenza: fare i muri della pista era faticoso, anche se il ritmo lento cui eravamo costretti dal peso del bob, ci permetteva di non essere in affanno. Uno scialpinista davanti a noi, che in condizioni normali avremmo raggiunto in pochi minuti, anche se lento, ci risultava imprendibile: il bob faceva la differenza. Dopo più di due ore la meta era comunque raggiunta: fortunatamente il tempo era bello, freddo ma senza vento e in pochi istanti l'accampamento era stato fatto: la Sierra Leone 2 di Nicola era montata con i materassini ed i sacchi a pelo dentro; il bob era ancorato al gancio utilizzato dai gattisti per fissare il verricello; l'acqua mista a neve era sul fornello a scaldarsi!
Con il passare dei minuti la temperatura aveva iniziato ad abbassarsi e avevamo deciso di portare il fornelletto nell'abside della tenda e di entrare per proteggerci dal freddo e quando l'oscurità aveva oramai spento i colori delle montagne, il risotto tailandese portato da Nic era pronto: sicuramente non il miglior risotto che avessimo mangiato, ma pur sempre qualcosa di caldo! Due battute, qualche foto subito messa on line su Facebook per condividere con gli amici questa esperienza, quattro parole con uno scialpinista solitario venuto su per la risalita serale (chissà cosa avrà pensato quando si è trovato davanti la tenda!) ed eravamo pronti per andare a "letto" dentro i nostri sacchi a pelo, in compagnia delle scarpette degli scarponi - in modo che il giorno dopo fossero calde e asciutte - lassù in una tenda, nell'immensità della Marmolada.



giovedì 11 aprile 2013

6 e 7 aprile - Marco e Luca: Marmolada Training Camp(er)


Il nostro pensiero dominante in questo percorso di preprarazione al Mezzalama è uno solo: quota.
Dobbiamo abituarci a fare fatica alla quota più vicina possibile a quella dove si svolgerà la gara.
Abbandonata l'idea di andare a provare il percorso dell'Adamello Ski Raid a causa delle previsioni incerte,
eccoci di nuovo in Marmolada per un "ritiro" di sci alpinismo di due giorni al passo Fedaia, ancora chiuso dal lato trentino per il pericolo di valanghe .
Partiamo venerdì sera alle 21.30 con il camper dei genitori di Marco e parcheggiamo al passo Fedaia.
Il programma è quello di fare dislivello sabato mattina, dedicare il pomeriggio a studiare i sistemi di legatura in cordata e occupare la domenica mattina con una salita ed una discesa legati con la corda.
Il programma viene rispettato: sabato siamo svegliati da un gatto delle nevi che si costruisce una rampa ad un metro da camper. Il tempo è nebbioso ma non ci scoraggiamo e miriamo a Punta Rocca; arrivati in cima le nuvole si diradano e scendiamo con il sole fino a metà salita per risalire di nuovo in cima, scendere ancora a metà e poi risalire per l'ultima volta, questa volta in una nebbia non fastidiosa. Abbiamo fatto circa 2600 metri di dislivello positivo. Scendiamo quindi al camper dove ci prepariamo un'ottima pasta.
Ordinata la cucina, andiamo a riposarci - nonostante il continuo passaggio di gatti delle nevi - quando il tempo finalmente si apre in un bellissimo pomeriggio e quindi in una serata stellata.
Dopo il riposo, manuali alla mano e indossati gli imbraghi con il piacevole sottofondo musicale di radio Capodistria, facciamo diverse prove di legatura, ragionando anche su quello che potrebbe essere il sistema migliore da adottare per la gara.
Dopo una birra al Ristorante al passo, ci preparaimo due wurstel per cena e terminato un match a briscola - dove vinco sempre - e poi a scopa - dove...perdo sempre! - andiamo a letto.
La domenica, fatta colazione, ci leghiamo in cordata e dirigiamo le punte degli sci verso la cima della Marmolada: le gambe sono fresche, nonostante la salita di ieri, e andiamo su veloci, mentre la corda non ci crea alcuna difficoltà.
La discesa la affrontiamo prima in pista, con Marco dietro - poichè è più bravo a sciare - e io davanti.
In pista la sciata da legati è facile e non ci crea difficoltà: decidiamo quindi di buttarci fuoripista, dove la situazione diventa più complessa. Dopo diversi tentativi, realizziamo che, ove possibile, conviene fare poche curve con lunghi traversi, per limitare sia  il richio di cadute sia la possibilità di passare sopra la corda con gli sci. Arrivati al camper, sistemiamo il tutto, ci beviamo una birretta all'oramai "nostro" bar e partiamo per rientrare a casa.
Due giorni straordinari, di vacanza "dietro casa", sulla regina delle Dolomiti, oramai nostra amica intima!










lunedì 8 aprile 2013

4 aprile - Il rientro dell'attrezzatura

Gli attacchi ATK RT revisionati
I nuovi Alien 1.0
Martedì finalmente Devis mi chiama e mi dice che gli scarponi che vanno a sostituire i miei che si erano rotti, saranno da lui da giovedì.
Ringrazio l'azienza SCARPA per la professionalità dimostrata sostiutendo i due scarponi in garanzia. Bravi!
Più o meno contemporaneamente il corriere mi riporta gli attacchi che, approfittando del fatto che avevo a disposizione l'attrezzatura in prestito di Devis, avevo deciso di inviare in fabbrica per far sostituire uno dei perni del puntale.
L'azienda ATK, velocissima e super professionale, in tre giorni mi ha sostituito i 4 perni, cambiato una leva che si era rovinata e revisionato anche le talloniere, chiedendomi solo le spese di spedizione nonostante usassi gli attacchi già da due anni. Bravi, anzi, di più. Venerdì mattina - felice - ho finalmente ricomposto la mia attrezzatura!

2 aprile - Luca: Nevegal

Il tempo ancora soleggiato ma la poca voglia di prendere l'auto, mi fa scegliere per il vicino colle: il Nevegal.
Con le piste oramai chiuse, la neve è calpestata solo dagli sci alpinisti e da qualche ciaspista.
Mi accompagnano anche Katia e Cagio.
Quasi due salite a buon ritmo con discesa impegnativa per le condizioni della pista, segnata da numerosi passaggi "congelati" in un incrocio rigido di tracce, cumuli, buche: un disastro.

1 aprile - Marmolada

Marco in salita fuori pista, quasi in cima
Le previsioni per il 1 di aprile mettono tempo buono e quindi ci organizziamo per affrontare di nuovo la Marmolada, ormai nostro terreno prediletto di allenamento.
All'ultimo momento si aggrega anche Matteo, che convinco ad abbandonare la valbelluna il cui cielo è coperto da nuvole alte, per vedere - finalmente - il sole in alta quota.
Dal passo fino alla diga e poi su, per Pian dei Fiacconi. L'idea di "aggredire" il pendio viene abbandonata quasi subito perchè Nicola non si sente bene e solo la forza di volontà gli permette di non mollare e raggiungere Punta Rocca. Matteo, anche lui stanco, ci attende al rifugio Pian dei Fiacconi.
Discesa soddisfacente fino al rifugio e, poi, senza storia.

sabato 30 marzo 2013

29 marzo - Marco e Luca: Nevegal - Nicola: partenza per il corso



Luca e Marco, al primo cambio pelli
Dopo un giorno di pausa - che io ho dedicato al recupero e a fare la visita medica per avere il certificato medico per attività sportiva agonistica - ci troviamo in Nevegal alle 9.30 per un altro allenamento.
Il tempo è sempre instabile, con strati di nuvole e nebbia: solo in qualche momento le nuvole si alzano per far intravvedere qualche cima innevata e, giù nella valle, la città di Belluno.
Ci fa compagnia Matteo Mares, che ci segue su per la Coca, perdendoci di vista quando tiriamo, ma recuperandoci quando rallentiamo il passo per recuperare.
Facciamo la Coca e poi scendiamo fino da Sitta, per risalire di nuovo fino all'arrivo della seggiovia della Coca, intervallando un'andatura a ritmo medio con qualche ripetuta. Le condizioni della neve sono pessime: mentre nella prima discesa riusciamo anche a fare un paio di curve, quando puntiamo gli sci a valle per il rientro dalla seconda salita, la neve si è deteriorata e sciare risulta quasi impossibile. Andiamo quindi giù diritti, mentre una neve pesante e bagnata ci frena senza che sia necessario fare nessuna curva: fatica, senza godimento!

27 marzo - Allenamento "lungo" a Falcade

Finalmente riusciamo a combinare un allenamento tutti assieme a Falcade.
Il tempo sembra più clemente e, complice anche la scarsa presenza di sciatori, decidiamo di sfruttare le piste del comprensorio TreValli.
Partiamo alle 15.00 da Caverson e raggiungiamo il Valles. Quando siamo quasi al passo, le nuvole si aprono e scoprono le montagne cariche di neve e un cielo azzurro: iniziamo a sperare in una finestra di bel tempo.
Quando attraversiamo la strada del passo per puntare al Col Margherita,  siamo invece di nuovo nella nebbia. Seguiamo in salita i paletti che delimitano la pista e la nebbia si solleva quando siamo oramai all'arrivo della funivia: via le pelli e giù, verso il passo San Pellegrino, sfruttando un momento di visibilità.
Durante la discesa facciamo alcune prove di sciata in sincornia, immaginando di essere legati dalla famosa corda che ci unirà per buona parte della gara. Marco e Nicola riescono ad essere regolari ma io stento a stare loro dietro. Chiaramente durante la gara dovrò essere io il primo della cordata in discesa essendo il più scarso dei tre quando si puntano gli sci a valle.
Dal passo risaliamo al Col Margherita, scambiamo due parole con un gattista che ci invita a non sciare sulla neve appena fresata.
Vorremmo scendere al lago Cavia, ripellare e quindi raggiungere Caverson passando per Le Buse, ma la nebbia non ci permette di vedere nulla. Non ci resta che ripercorrere la strada della salita, seguendo i paletti che delimitano la pista e senza i quali sarebbe impossibile il rientro.
La nebbia, oltre che a limitare a pochi metri la visibilità, ci penetra nelle ossa e arriviamo a Caverson gelati (in particolare io e Marco). Entriamo al bar e ci beviamo un thè caldo, per cercare di riacquistare la temperatura. Oltre al thè saranno necessari i 45 minuti del tragitto fino a casa col riscaldamento dell'auto a manetta e, una volta a casa, una doccia infinita.
Abbiamo percorso, alla fine del pomeriggio, circa 1650 mt di dislivello.

26 Marzo - Luca: Passo Valles - Nicola e Marco: Nevegal

La macchina spolverata di neve
Luca: il tempo come da previsioni è pessimo ma una giornata in ufficio è per me una motivazione sufficiente per sfidare le intemperie.
Da Caverson al Valles, senza sforzarmi, per cercare di amare il terreno pianeggiante che non riesco a digerire e dove faccio più fatica che in salita. Discesa nella nebbia sulla pista degli innamorati, senza storia.
E continua a nevicare.

Nicola e Marco: Marco e Nicola sono in Nevegal a fare ripetute: le condizioni non sono delle migliori ma almeno loro sono in compagnia!

lunedì 25 marzo 2013

25 Marzo - Luca e Nicola: Nevegal

Nicola gode della sciata
Zoccolo
Le previsioni della settimana

Dopo una domenica dedicata al riposo, il pomeriggio del lunedì sarebbe stato dedicato all'allenamento.
Il cielo grigio e la pioggerellina leggera non è mai stimolante per l'attività all'aria aperta ma, quando il gioco si fa duro...
E quindi eccoci, io e Nicola,  a orari diversi per ragioni legate al lavoro, ad affrontare il Nevegal, approfittando anche degli impianti chiusi.
La Coca è un disastro, con dieci centimetri di neve pesante che si incolla alle pelli in salita e frena gli sci in discesa. La visibilità a tratti è anche decente, purtroppo però dove la neve è peggiore: questo non ci permette di godere nè della salita nè della discesa.
Comuque Nicola porta a casa una salita tranquilla, un "lento"; io due risalite intervallate da alcuni tratti "tirati".
E per entrambi abiti intrisi di sudore e pioggia, mentre le previsioni lasciano  poche speranze.

domenica 24 marzo 2013

24 Marzo - Marco: Nevegal


Il piazzale del Nevegal domenica 24 marzo
Domenica 24 marzo il tempo ha deciso di essere inclemente.
Io e Nicola ci riposiamo dopo una settimana intensa e Marco, che per impegni lavorativi è dovuto stare fermo, è costretto a buttarsi nella nebbia per far girare le gambe.
Improponibile andare in quota, rimane il Nevegal, dove il tempo non è certamente favorevole, ma almeno c'è la sicurezza di riuscire a ritornare alla macchina. Grande Marco!

23 Marzo - Luca e Nicola: Marmolada dal passo Fedaia

Nicola in salita
Io e Nicola partiamo alle 9.00 da Belluno per raggiungere il passo Fedaia.
La giornata è fantastica, la temperatura perfetta - forse anche troppo caldo -  e c'è pochissima gente in pista.
Nonostante questo la salita si rivela faticosa, sia per me sia per Nic, che paga la prestazione del giorno prima. Nessun problema: saliamo a ritmo lento chiacchierando con diversi sciatori: molti sono sconosciuti che ci incitano e ci fanno i complimenti; altri sono amici o vecchi amici che ci riconoscono e si fermano per fare due parole. Dalla cima scendiamo subito e ci beviamo due radler al chiosco del passo. La strada è chiusa dal lato trentino e l'atmosfera è bellissima.Ci sono inoltre numerosi sciatori in costume d'epoca perchè ricorre il centenario della prima discesa con gli sci dalla regina delle Dolomiti. Immagino che i primi che sono scesi con gli sci dalla Marmolada, avranno raggiunto la cima a piedi e quindi, penso, abbiamo omaggiato anche noi la Marmolada per questa ricorrenza, anche se non in costume d'epoca!

22 marzo - Nicola: Marmolada - Luca: Col Margherita

La Madonna di Punta Rocca
Nicola: Nicola ha deciso di fare il suo test e la mattina si scatena in Marmolada. Parte da Malga Ciapela e a ritmo gara arriva al passo per puntare diritto a Punta Rocca. E' scatenato. Questo il suo messaggio delle 12.03: "Attenzione, attenzione!! Messaggio urgente!! Vi comunico che in Marmolada non c'è più neve! Ha preso fuoco al mio passaggio!"

Effettivamente 2 ore e 4 minuti da Malga Ciapela a Punta Rocca, con un "intertempo"  di 46 minuti fino al passo - sono un super tempo, considerando anche l'attrezzatura quasi turistica di Nic!
Certo dopo ha visto...la Madonna!

Autoscatto
Luca: io come da programma mi alzo alle 6.00 e alle 6.30 sono in pista. Altra giornata straordinaria e "scalo" il Col Margherita per scendere su neve da favola al San Pellegrino. Da qui di nuovo al Col Margherita e poi al Valles. Nel camper mi lavo meglio che posso e poi via in ufficio. Ore 8.45.

In ufficio sento Nicola e ci accordiamo per andare in Marmolada l'indomani, partendo dal Fedaia e senza tirare. Marco purtroppo in questi giorni è impegnato al lavoro: non ha voluto ascoltare il mio suggerimento di chiedere il part time o quello di Nicola, più netto, di licenziarsi.

21 marzo - Luca: Col Margherita e pernotto al passo Valles

Panorama serale: Mulaz, Focobon, Agner
Per ottimizzare gli spostamenti, decido di pernottare in camper al Valles dopo il lavoro.
Prima, per sfruttare la serata, parto dal passo e vado all'arrivo della seggiovia che parte dal Sussy. La serata è straordinaria e decido di puntare al Col Margherita. Fantastico.
Tornato in camper mi lavo alla meglio e mi preparo per l'indomani. Punto la sveglia alle 6.00 con in mente questo programma: Valles - Col Margherita - San Pellegrino - Col Margherita - Valles.

20 Marzo - Nicola: Ripetute

Nicola dedica l'allenamento del martedì alle ripetute in salita, sempre in Nevagal, la nostra "palestra".
Questo marzo molto poco primaverile infatti ci permette di avere ancora condizioni invernali e in quindici minuti di auto è possibile assere già con gli sci ai piedi. Fantastico!

19 Marzo - Luca: test marmolada; Marco e Nicola: Nevegal

Malga Ciapela - Punta Rocca
Le creste del Nevegal
Luca. Sveglia alle 6.00 e partenza alle 6.30 da Malga Ciapela. Decido di tenere un buon passo senza correre, per capire il ritmo che ho nelle gambe. Odio i tratti in piano e sono felice quando arrivo al passo Fedaia. Per fortuna metà della salita la condivido con un altro scialpinista, che lavora agli impianti del Padon e sta andando a lavorare...Beato lui! Dal passo solita fatica sulle rampe che conducono a Punta Rocca.


Sono contento quando, in cima, fermo il cronometro poco oltre le due ore: certo rimane il problema di altitudine ma dovrebbe essere alla mia portata il primo cancello del Mezzalama.Torno all'auto e prima delle 10 del mattino sono in ufficio.

La salita verso il rifugio Bristot
Marco e Nicola. Marco sfrutta invece la "pausa pranzo", accompagnato da Nicola, per andare in Nevegal. Qui, pella e ripella, Marco percorre 1200 mt di dislivello e Nicola, che può fermarsi di più, finisce il pomeriggio con 2000 mt di salita nelle gambe.

18 Marzo - Merelli e notte in camper

I Merelli nel camper
Lunedì il tempo è pessimo.

Devis di Kiwi Sport, dove ho acquistato gli scarponi, mi contatta e mi dice che martedì devo portarglieli, così li consegna al rappresentante mercoledì e giovedì dovrebbero essere in fabbrica per essere controllati.

Gli faccio presente che non posso rimanere ora senza e lui, gentilissimo, si offre di prestarmi i suoi Alien (anche se sono un numero più grande del mio) e i suoi sci Merelli. Sono in debito con lui.

Quindi martedì ho il "set di cortesia" di Devis e la sera, dopo lavoro, prendo il mio piccolo camper e mi porto a Malga Ciapela. Punto la sveglia alle 6.00 per essere pronto a fare il mio test personale sui 1800 mt di dislivello fino a Punta Rocca. E a nanna.